I carabinieri del nucleo di Campione d'Italia hanno concluso con otto arresti l'indagine, durata 11 mesi, denominata 'Cheques for cash' che ha permesso di individuare e sgominare due organizzazioni criminali che, secondo gli inquirenti, avevano l'obiettivo di cambiare contanti contro assegni a frequentatori (prevalentemente facoltosi imprenditori) del Casinò di Campione. I soldi erano immediati, ma i tassi di interessi pretesi astronomici: qualcosa come il 5.000% annuo (il tasso in vigore per le anticipazioni fatte da soggetti non bancari è fissato dalla legge a massimo 20 percento annuo), in pratica il 10% al giorno, per un giro di affari che superava i 300mila euro mensili.
Una situazione che, come spiegato dal comandante dei carabinieri di Campione d'Italia, Salvatore Pignatelli, andava avanti da anni, mandando in rovina decine di persone. Secondo i riscontri sugli assegni versati, almeno un centinaio sono state le vittime di questo giro.
Entrambi le organizzazioni, è stato spiegato durante la conferenza stampa che ha avuto luogo stamattina a Como, avevano base a Campione d'Italia: una alla 'Italcambi srl', l'altra alla 'Cambio Italia srl'. Entrambi questi ufficio cambi sono stati chiusi dai militari su disposizione della Procura di Como.
Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state richieste dal sostituto procuratore delle Repubblica Mariano Fadda e firmate dal gip Nicoletta Cremona.
GLI ARRESTATI - Ecco i nomi forniti dal carabinieri: Aldo Castelluccia, 70 anni di Breganzona (Svizzera), pluripregiudicato di fatto responsabile della prima organizzazione, Castelluccia Patrizia, 48enne di Luino, socia, Castelluccia Emanuela, 41 anni di Luno (Varese), socia anch'essa, Filippo Maurizio Messina, 42, di Taverne (Lugano), amministratore della Italcambi e Aster Yemer Abegaz, 56, di Breganzona (Ticino), intestataria di questo ufficio. La seconda organizzazione sarebbe stata composta da Luigi Santonicola, 53 anni, di Gentilino (Lugano), titolare ufficio Cambio Italia, Francesco Muzzopappa, 54, di Luino, socio, Petia Lorgakieva Balabanova, 35, bulgara residente a Sorengo (Lugano), amministratrice unica società.
Per tutti le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata all'usura, estorsione, esercizio abusivo del credito, illegale negoziazione di assegni e irregolare tenuta dell'archivio anti riciclaggio.
Dopo la denuncia di un imprenditore disperato per i debiti accumulati, i Carabinieri di Campione, che già stavano conducendo un'indagine, hanno avviato un'attività di intercettazione e pedinamento che ha infine portato in carcere i due distinti gruppi.
Le indagini dei Carabinieri di Campione d'Italia hanno dimostrato che le due organizzazioni criminali movimentavano enormi somme di denaro, la maggior parte delle quali venivano impiegate, ormai da anni, per l'erogazione di prestiti o anticipazioni del credito a usura, ai danni di oltre un centinaio di industriali di varie zone d'Italia. "Le ignare vittime, infatti, causa di temporanee difficoltà economiche o perché ormai assoggettate al gioco d'azzardo, si rivolgevano alle suddette agenzie di cambio per ottenere grosse somme di denaro. Purtroppo - si legge nella nota diramata dal nucleo Carabinieri di Campione d'Italia - da quel momento venivano stritolati dalle organizzazioni criminali che, senza alcuno scrupolo, circuivano i soggetti".
Una volta entrati nella morsa degli usurai, per gli imprenditori iniziava un vero e proprio calvario: gli inquirenti hanno infatti documentato che tutte le vittime erano costrette a emettere immediatamente gli assegni, senza copertura finanziaria, firmati ma con la data e la somma in bianco, di importo superiore all'8-10% rispetto alla somma ottenuta; a pagare in contanti il capitale ricevuto al massimo entro 10-15 giorni successivi all'erogazione, con la minaccia dell'incasso dell'assegno e, quindi, del protesto; a rinnovare il prestito in caso di mancato pagamento, circostanza che avveniva abitualmente, con la consegna di ulteriori assegni con importi spesso raddoppiati, per l'applicazione di ulteriori e nuovi interessi.
"Questo perverso sistema alla fine costringeva le vittime a richiedere, sempre, quello che gli strozzini chiamavano piano di rientro, che imponeva agli usurati il pagamento di rate mensili nell'ordine di 40mila-50mila ero e di fatto portava al fallimento della ditta e al prosciugamento di ogni risorsa finanziaria, anche individuale".
IL MODUS OPERANDI - Il modus operandi dell'organizzazione era tanto ingegnoso quanto ormai consolidato: la vittima, sempre scelta tra i giocatori più facoltosi, veniva individuata e tenuta sotto osservazione, o all'interno del Casinò o nei pressi delle uscite, dove si posizionavano alcuni sodali dell'organizzazione che approcciavano il giocatore ormai privo di liquidità e lo invitavano a rivolgersi alle agenzie di cambio, per ottenere un prestito in euro. Subito gli usurai applicavano alla somma richiesta dal cliente l'8-10% di trattenuta a vista sulla somma consegnata. La decurtazione veniva spacciata come tasso di cambio, in quanto le vittime consegnavano assegni in euro e ottenevano denaro contante in franchi svizzeri, e questo escamotage al momento non faceva comprendere alle vittime che ormai erano entrati nel tunnel dell'usura. Il meccanismo andava avanti per anni.
LE PERQUISIZIONI - Oltre agli otto arresti, i Carabinieri hanno anche effettuato perquisizioni locali a Campione d'Italia, presso le agenzie di cambio, a Luino (Va), a Rodi Garganico (Fg) nonché in territorio svizzero, dove i capi delle due organizzazioni si erano trasferiti in lussuose ville, pensando di sottrarsi così alla giustizia italiana. Queste attività in territorio elvetico sono state effettuate tramite una rogatoria internazionale. Le perquisizioni hanno permesso agli inquirenti di porre sotto sequestro circa 250mila euro e 40mila franchi svizzeri, e molta documentazione bancaria di notevole interesse investigativo
fonte: gioco news
2010-07-29 07:40
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