Il regolamento del poker live non sta da nessuna parte e sta in ogni luogo. I concessionari non spingono per l'uscita di un gioco che, ormai i conti sono palesi, così come è non conviene a nessuno e, tanto meno, con le poker room online che continuano a macinare in attesa del cash game. A livello normativo il caos è totale con sentenze destinate ad aprire piccoli feudi sparsi per l'Italia dove si gioca e posti in cui le questure e le forze dell'ordine hanno già piazzato il cartello di divieto. L'unico problema reale, fermo restando che ci vorranno ancora mesi prima di vedere questo regolamento, è che si sta aprendo un problema di natura politico-economica: insomma, aziende, investimenti e posti di lavoro congelati per la mancata uscita del regolamento.
In queste ore sono uscite alcune testate, tra l'altro autorevoli, sul problema del poker live. In realtà non c'è nessuna novità e continuare a inseguire un plico da un Ministero all'altro non ha senso.
In effetti il regolamento va approvato di concerto con gli uffici legislativi del Ministero dell'Interno e dell'Economia con la partecipazione tecnica di Aams che comunque del secondo dicastero fa parte. E sono i Monopoli a doverlo poi 'pubblicare' per poi passarlo al Consiglio di Stato. E nessuno è ancora riuscito a metterci le mani sopra. Chi l'ha visto di sfuggita, poi, ha giurato che sia completamente sballato a livello economico e totalmente da rifare. C'è anche chi ha sentito dire che è tutto da rifare e che va assolutamente rivisto per la vecchia storia della sostenibilità economica del progetto.
I due temi che vanno affrontati invece con veemenza sono l'evidente disinteresse da parte di quelle società concessionarie che poi si faranno carico delle licenze Aams e quindi dell'organizzazione dei circoli o della delega agli stessi e il danno che un intero settore sta subendo.
Secondo stime del settore il giro economico è di circa 400 milioni di euro. Ma non è possibile sapere quanto potrebbe fruttare un circuito live legale e legalizzato dallo Stato con moltissimi giocatori in grado di poter andare a giocare in un ambiente comunque sicuro e controllato. L'esempio del boom del poker online è palese. Sì, ok, il 'sommerso' esiste e continuerà ad esistere ma il mercato legale ha manifestato cifre da capogiro che oltrepasseranno i 3 miliardi di euro per il 2010 e senza che sia partito il cash game. Insomma il danno è enorme e difficile fermare chi vuole continuare a giocare i 30 euro nel circolo sotto casa.
L'unica leva su cui fare forza pare essere proprio quella del problema sociale, politico ed economico. L'assenza di un regolamento causa denunce, ricorsi, dissequestri, fedine penali sporche e ingenti danni economici per chi non può investire e per chi non può lavorare e quindi guadagnare. Attenzione, comunque, a fidarsi di precedenti di altri tribunali e di dissequestri ottenuti. L'interpretazione delle giurisdizioni di vario livello sono molteplici e difficile è fare affidamento ad un orientamento generale.
Ma 'quelli del poker live' sembrano avere poche frecce nella propria faretra. Non c'è neanche un politico che abbia mosso una paglia per questo settore a differenza di altri giochi. Possibile che sia ancora colpa dell'antico retaggio delle bische fumose e che rovinavano le famiglie?
fonte: gioconews
2010-10-05 12:24
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